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LA DEFINIZIONE DI “AREA RURALE”

Pur essendo state effettuate varie analisi delle aree rurali in molti Paesi, non esiste una definizione internazionalmente condivisa di “area rurale”; la Commissione ha adoperato la metodologia OECD (Organisation for Economic Cooperation and Development) che è l’unica riconosciuta a livello internazionale, anche se da più parti viene criticata in quanto riflette in modo imperfetto le caratteristiche delle aree rurali, in particolare di quelle ad elevata densità abitativa.
La metodologia in esame si basa sulla densità di popolazione: sono considerate rurali le unità locali che registrano una densità di popolazione inferiore a 150 ab./km². Pertanto le regioni rientrano in una delle tre seguenti categorie:

  1. Regioni Prevalentemente Rurali (PR): più del 50% della popolazione vive in unità locali rurali;
  2. Regioni Intermedie: dal 15% al 50% della popolazione vive in unità locali rurali;
  3. Regioni Prevalentemente Urbane (PU): meno del 15% della popolazione vive in unità locali rurali.

Poiché si tratta di una metodologia a base censuaria, i dati sono raccolti in genere ogni 10 anni.
Nell’Ue a 25 le aree rurali (regioni prevalentemente rurali e regioni intermedie) rappresentano il 92% del territorio e il 19% della popolazione. Le aree rurali sono particolarmente importanti in termini di territorio. Riguardo agli Stati membri, si va da quelli a caratterizzazione urbana (Paesi Bassi, Belgio, Malta) a quelli prevalentemente rurali (Irlanda, Svezia, Finlandia, Slovenia), ma la maggior parte si collocano a livello intermedio (Repubblica Ceca, Slovacchia, Lussemburgo, Estonia, Cipro). Vedi cartina n.1 e 2

Nella maggior parte delle aree rurali, la caratteristica principale è la scarsa densità abitativa; nell’Ue a 25, essa va dai 38 ab./km² nelle aree prevalentemente rurali ai 632 ab./km² in quelle prevalentemente urbane. Vedi cartina n. 3

Nelle aree rurali dell’Ue a 25 il reddito pro-capite nelle aree urbane è inferiore di ¼ rispetto alla media e tende ad aumentare nelle aree con caratteristiche urbane. Il fenomeno è ancora più evidente nei nuovi Stati membri, dove il redito pro-capite è pari alla metà della media Ue. Vedi tabelle n. 1 e 2.

Con circa 9,8 milioni di occupati nel 2002 nell’Ue a 25, il settore primario (agricoltura, caccia, pesca e silvicoltura) rappresenta una parte importante dell’economia europea in termini di occupazione: il 5% nell’Ue a 25, il 12% nei nuovi Stati membri (18% in Lituania e Polonia), più di ¼ in Bulgaria e più di 1/3 in Romania. Vedi cartina n. 4

Nell’Ue a 25, l’88% dei 9,9 milioni di aziende agricole e l’89% della superficie agricola si trovano in aree rurali (nelle aree prevalentemente rurali si trovano il 33% delle aziende e il 23% della superficie). Ciò significa che in alcuni Stati membri (Belgio, Paesi Bassi, Malta, ma anche Regno Unito, Germania, Francia, Spagna) una parte significativa di attività agricole si svolge in aree designate come “urbane”.

A riguardo, va detto che si sta attuando un processo di diversificazione dell’economia nelle aree urbane rispetto all’agricoltura. Infatti:

  1. Il 31% delle aziende agricole svolge ulteriori attività economiche rispetto all’agricoltura (vedi cartina n. 5): si stima che in alcuni Stati membri (Cipro, Malta, Germania, Slovenia e Svezia) si raggiungerà il 50%;
  2. L’87% degli occupati e il 95% del valore aggiunto nelle aree prevalentemente rurali dell’Ue a 25 deriva da attività non agricole.

Una delle maggiori potenzialità in termini di sviluppo economico delle aree rurali è costituito dal turismo: infatti,  ¾ dei posti letto sono situati in aree rurali. (vedi cartina n. 6)

Il tasso di migrazione è più basso nelle aree prevalentemente rurali (2,7%) rispetto a quelle prevalentemente urbane (4,8%); ciò significa che le aree rurali sono considerate luoghi ottimali per vivere, soprattutto in virtù delle condizioni climatiche.

In realtà il maggiore problema in molte aree rurali resta l’isolamento: in tale prospettiva, il potenziale umano è il fattore chiave per lo sviluppo delle aree rurali: nell’Ue a 25 il 70% della popolazione ha un grado d’istruzione medio-alto (vedi cartina n. 7), con variazioni tra gli Stati membri. In molti paesi, il tasso d’istruzione è più basso nelle zone rurali rispetto a quelle urbane: l’apprendimento lungo l’arco della vita costituisce una valida soluzione a questo problema. Esso è largamente diffuso nel Regno Unito e nei Paesi Scandinavi dove più del 20% degli adulti ha partecipato a programmi di apprendimento lungo l’arco della vita nel 2004. (vedi cartina n. 8)

Nelle seguenti cartine, viene illustrata la estensione delle aree rurali nell’Ue a 25, sia a livello NUTS-2 sia a livello NUTS-3.

Cartina n. 1

Cartina n. 1

 

Cartina n. 2

Cartina n. 2

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Nella seguente cartina viene illustrata la situazione demografica nell’Ue a 25, prendendo in considerazione 5 tipologie di aree, a seconda del numero di abitanti per km². Come si vede, la maggiore densità si ha nelle zone urbane e peri-urbane.

Cartina n. 3

Cartina n. 3

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Nelle seguenti tabelle, il reddito pro-capite per ogni Stato membro è riferito alle aree prevalentemente urbane (PU), intermedie (IR) e prevalentemente rurali (PR), sia a livello NUTS-3 sia a livello NUTS-2. La media del reddito pro/capite dell’Ue a 25 è = 100. I dati sono riferiti al 2001.

Tabella n. 1 – NUTS 3
 
PAESE PR IR PU MEDIA NAZIONALE

Belgio

72,9 80,7 123,7 116,9

Rep. Ceca

52,5 55,9 147,2 66,2

Danimarca

109,1 108,2 164,3 125,1

Germania

80,8 84,7 129,9 110,1

Estonia

31,4 49,8 27,2 44,9

Grecia

71,5 73,0 79,0 74,6

Spagna

71,9 85,3 113,0 92,9

Francia

88,8 100,6 152,0 113,8

Irlanda

112,7   171,0 129,6

Italia

90,7 99,3 123,2 110,4

Cipro

  85,7   85,7

Lettonia

22,7 25,9 65,4 37,3

Lituania

31,8 47,6   40,6

Lussemburgo

  214,6   214,6

Ungheria

40,6 48,0 116,1 56,2

Malta

    74,8 74,8

Paesi Bassi

97,3 110,7 125,2 122,6

Austria

93,0 134,7 168,7 123,0

Polonia

36,4 38,8 73,9 45,9

Portogallo

57,0 62,3 92,9 77,0

Slovenia

62,9 93,0   74,4

Slovacchia

41,7 41,3 112,2 49,4

Finlandia

95,7 144,4   114,0

Svezia

104,9 140,8   116,9

Regno Unito

79,5 97,4 124,4 115,6

Bulgaria

23,9 24,3 51,2 28,1

Romania

21,1 26,8 58,8 26,9

UE 25

72,1 86,2 123,9 20 478 pps

UE 15

87,1 96,1 126,7 109,6

Nuovi Stati Membri

38,2 47,0 86,2 51,1

UE 27

64,5 82,3 122,8 95,5

Nota: per la Francia sono stati considerati anche i territori oltreoceano.
pps = purchasing power standard, potere d’acquisto standard, che l’Eurostat utilizza come unità di misura per il confronto di variabili monetarie tra paesi. I PPS indicano per ciascun paese le unità di valuta nazionale necessarie ad acquistare uno stesso paniere di beni e servizi.

Tabella n. 2 – NUTS 2
 
PAESE PR IR PU MEDIA NAZIONALE

Belgio

82,9 86,0 123,2 116,9

Rep. Ceca

  55,7 147,2 66,2

Danimarca

  125,1   125,1

Germania

95,8 100,5 122,3 110,1

Estonia

  44,9   44,9

Grecia

72,1 72,2 79,0 74,6

Spagna

69,0 80,7 110,2 92,9

Francia

90,4 101,9 148,8 113,8

Irlanda

93,6 142,6   129,6

Italia

89,8 103,9 120,1 110,4

Cipro

  85,7   85,7

Lettonia

  37,3   37,3

Lituania

40,6     40,6

Lussemburgo

  214,6   214,6

Ungheria

38,7 48,5 89,7 56,2

Malta

    74,8 74,8

Paesi Bassi

  109,1 124,9 122,6

Austria

104,2 122,2 175,4 123,0

Polonia

38,5 48,7 50,6 45,9

Portogallo

63,7 63,6 110,9 77,0

Slovenia

74,4     74,4

Slovacchia

  41,4 112,2 49,4

Finlandia

114,0     114,0

Svezia

104,9 139,0   116,9

Regno Unito

77,7 100,7 123,5 115,6

Bulgaria

24,1 39,0   28,1

Romania

21,8 26,6 56,0 26,9

UE 25

74,1 90,2 120,6 20 478 pps

UE 15

91,9 100,5 123,1 109,6

Nuovi Stati Membri

42,3 49,2 78,3 51,1

UE 27

61,7 87,7 119,8 95,5

Nota: per la Francia sono stati considerati anche i territori oltreoceano.
pps = purchasing power standard, potere d’acquisto standard, che l’Eurostat utilizza come unità di misura per il confronto di variabili monetarie tra paesi. I PPS indicano per ciascun paese le unità di valuta nazionale necessarie ad acquistare uno stesso paniere di beni e servizi.

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Nella cartina vengono evidenziate 5 tipologie di aree, a seconda della percentuale di occupati nel settore primario.

Cartina n. 4

Cartina n. 4

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Nella cartina si individuano 5 tipologie di aree a seconda della percentuali di proprietari/gestori di aziende agricole che svolgono altre attività economiche.

Cartina n. 5

Cartina n. 5

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La cartina prende in considerazione la concentrazione di posti letto nelle varie strutture ricettive.

Cartina n. 6

Cartina n. 6

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Si evidenziano 5 tipologie di aree a seconda della percentuale di adulti con un grado d’istruzione medio-alto.

Cartina n. 7

Cartina n. 7

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La cartina individua 5 tipologie di aree a seconda della percentuale di adulti che hanno partecipato nel 2004 a programmi di apprendimento lungo l’arco della vita.

Cartina n. 8

Cartina n. 8

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Source: http://www.terragri.eu/zonerurali.asp


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